Il terzo lavoro delle Regine dell'età della pietra è davvero impressionante, un concentrato di puro stoner-rock energico e saturo di riff e psichedelia. Per ideare ed eseguire un album così ci vuole un team altrettanto eccezionale composto per l'occasione da Josh Homme, Nick Oliveri, Mark Lanegan e, rullo di tamburi, Dave Grohl che a sorpresa torna dietro le pelli, rispolverate solo dopo otto anni dalla pubblicazione di In Utero degli ormai leggendari Nirvana. L'ex Nirvana ha dichiarato che Song for the deaf è stato l'album più bello che abbia mai inciso...come dargli torto? E' proprio Dave a conferire alle composizioni di Homme e co. quel tocco in più, quel drumming ossessivo e selvaggio uniti a quella sensibilità che solo i più grandi musicisti posseggono e ad esprimere sul proprio strumento: No One Knows, Song For the Dead e The Sky is Fallin' sono solo alcuni episodi che testimoniano la sua eccezionale performance. Ovviamente non si può trascurare la magnifica "materia prima" su cui si basa l'intero album, le canzoni, tutte (o quasi) targate Homme-Oliveri-Lanegan, sono efficaci e quanto mai ispirate... e pensare che erano già pronte dai tempi di Rated R! La forza di quest'album è il compromesso raggiunto tra l'immediatezza delle sonorità debitrici al rock '60-'70 e ad un modo di arrangiare i brani del tutto particolare, quasi alternative. Il blues acido di God Is In The Radio, Do It Again, Hangin' Tree e l'eccezionale title track non lasciano dubbi: Song For The Deaf è uno dei più grandi album con cui il rock saluta il nuovo millennio! E' come una festa organizzata da quattro musicisti ognuno dei quali dà il massimo dell'esperienza e dell'ispirazione in una sinergia che rende questo lavoro impeccabile.