Per la serie l’appetito vien
mangiando: ecco la seconda recensione…
Bloc Party – Silent Alarm
Debut album della band britannica
scoperta dai Franz Ferdinand e voluta come spalla dagli Interpol durante il
loro tour europeo. Buone le premesse, ancor di più il disco, spiccano nella
track list “like eating glass” e “positive tension” (in effetti ci sono almeno
cinque probabili singoli), tuttavia il disco nella sua interezza è molto
godibile e scorrevole.
Il loro è un rock melodico con
notevoli influenze punk (soprattutto batteria e chitarra) e pop, nel complesso
ricordano i R.E.M. dei primi anni ’80 (ascolta “murmur” e “reckoning”) e il
filone “college rock” dell’epoca. Pur vicini di casa dei vari Franz Ferdinand,
Strokes, Libertines, Babyshambles e chi più ne ha più ne metta, conservano un
suono, seppur vintage-like, molto pulito e preciso, il che non è sempre un
pregio, ma che si sposa perfettamente con il pizzico di elettronica di cui
dispongono e con la voce cristallina del frontman Kele Okereke. Il tutto dà vita
ad un album di un’ora scarsa, zeppo di riff dinamici e fulminei,stop e
ripartenze spiazzanti, accompagnati da una chitarra che brilla per originalità
in alcuni brani, ma che in altri ricorda imbarazzantemente The Edge dei vecchi
tempi. Pur collocandosi tra i vari revival new wave che ci vengono proposti non
si può negare che sia un lavoro molto ben riuscito, non di certo un capolavoro
di originalità, ma un piccolo gioiellino cui vale la pena dedicare un po’ delle
proprie orecchie.
Gli unici difetti davvero
evidenti: essere comparsi nella soundtrack di “the O.C.” e aver pubblicato il
loro disco in un momento in cui gli appassionati del genere sono stati sconvolti
dal ciclone Artic Monkeys, per il resto: buona la prima!