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Muddy Waters - Live at Newport

Nel Luglio del 1960, il Jazz Festival di Newport, Rhode Island, rappresentava la massima espressione della cultura jazzistica. Il festival spianò la strada ai grandi concerti-evento all’aperto ed ebbe il merito di proporre grandi artisti sul palco, presentandoli fuori dai contesti canonici dell'epoca come, per esempio, i night club.
Quell’anno la line-up di Newport era composta dai più grandi musicisti di quel periodo, tra cui Nina Simone, Louis Armstrong e Ray Charles, un vero paradiso per gli amanti della musica black a tal punto che John Wilson, uno dei maggiori critici per il New York Times, scrisse: "è stata la miglior edizione per qualità e varietà del programma del festival in sette anni di sua esistenza”.
L’affluenza di pubblico fu enorme e ciò comportò anche numerose difficoltà di gestione da parte degli organizzatori: furono stimati circa 10.000 - 15.000 giovani contestatori, (ri)pieni di birra dal capo ai piedi, che cercarono di sfondare gli ingressi per infiltrarsi senza biglietto. Il risultato fu solamente quello di ottenere duri scontri con la polizia, finestre e teste rotte, la dichiarazione di legge marziale nello stato; gli organizzatori decisero di annullare due giorni di festival, lasciando però in piedi il programma di blues. Queste furono le condizioni in cui i presenti poterono beneficiare della memorabile performance di Muddy Waters: per il leggendario bluesman, l’esibizione a Newport rappresentava la possibilità di essere apprezzato da un largo pubblico, di diventare finalmente una star come già lo era nei blues clubs di Chicago. Non era certamente un novellino, ma suonare per così tante persone nell’atmosfera quasi formale di un jazz festival, rappresentava certamente per lui una novità.
Muddy scelse i suoi migliori blues dalle sue hit come I’m Your Hoochie Coochie Man, Tiger In Your Tank e I Got My Brand On You. La “Orchestra” di Muddy era composta da James Cotton all’armonica, Otis Spann al piano, Pat Hare alla seconda chitarra, e la sezione ritmica con Andrew Stephenson al basso e Francis Clay alla batteria. Il live di Newport documentato dalla Chess affida l’apertura ad una meravigliosa I Got My Brand On You, preceduta dalla presentazione di Langston Hughes “Muddy Waters…Muddy Come On…!”. Si comincia con Muddy e la sua inconfondibile chitarra, mentre Cotton esprime semplicità ed essenzialità con l’armonica in un continuo accompagnamento che crea la tensione necessaria: i trilli d’armonica, si sposano meravigliosamente con la voce di Muddy. Poi viene il momento di Hoochie Coochie Man, composizione di Willie Dixon magistralmente eseguita, e poco importa se l’attenzione al pubblico jazz fu il motivo di una performance meno spontanea e infiammata come da prassi, Hoochie Coochie è sempre favolosa. In Babe Please Don’t Go la band prende definitivamente il volo soprattutto grazie al grande lavoro della ritmica che pare infiammarsi nei soli di Cotton. In Soon Forgotten è in evidenza il lavoro di Otis Spann e di Cotton che sembrano abbracciarsi alternando sapienti ricami  in risposta alla voce di Muddy. Tiger in Your Tank è un concentrato di devastante ritmo e ironia, l’inizio è compito di Otis Spann, e Muddy si fa vivo solo poche volte col suo riff di chitarra che risulta invece molto più presente nella versione da studio. Le differenze vocali tra le due versioni, dove in quella suonata a Newport si ripete ossessivamente la frase “I put a Tiger in Your Tank”. Sulla seconda strofa sembra avvertirsi lo scollamento tra Muddy e la band dove addirittura Clay si ferma e riparte quasi subito, magari nel tentativo di intuire cosa Muddy avesse in testa. Il finale invece è proprio incerto e Muddy chiude la partita bruscamente con il suo classico turn-around di chitarra. Cosa successe in quell’occasione? James Cotton, molti anni dopo, spiegò in una intervista l’accaduto: “ Otis Spann ed io avevamo provato le parti di armonica e piano basandoci sulla versione originale con le parole scritte da Dixon nel preciso ordine. Quella era la canzone da suonare al concerto. Alla fine del concerto Muddy venne da me e mi disse che avevo sbagliato a suonare le mie parti. Io risposi che avevo suonato quello che avevamo provato con le parole giuste e che invece era stato lui a cantare il testo sbagliato. Mi guardò e  rispose “Io sono Muddy Waters e non faccio cose sbagliate!!! Sei solo arrabbiato!”. Qualche settimana dopo Muddy riascoltò la registrazione del concerto allo studio Chess e mentre riascoltava cercava di cantare le esatte parole. Fu chiaro e realizzò in silenzio che dopotutto era stato lui a sbagliare. Esattamente 31 giorni dopo mi chiamò e mi disse “ Andiamo nello studio! Io non ti chiederò mai scusa, tu sei sotto contratto, un musicista in affitto, e basta così!”.
Forse la tensione sul palco si avverte con l’inizio esitante di I Feel So Good di Big Bill Broonzy, ma con un grande lavoro di Francey Clay alla batteria, la band torna a volare tra il tripudio della gente. In I got My Mojo Working il coinvolgimento è totale, praticamente un’orgia di blues! Chiude il disco Goodbye Newport Blues: una testimonianza vera quella del live at Newport, dove si avverte anche quell’affascinante senso di precario ed imprevedibile che ogni musicista si porta sul palco. Probabilmente Muddy, più della sua band, era preoccupato della risposta del pubblico ed alcuni a posteriori hanno notato questo approccio timido al palco all’inizio, ma questo non ha impedito al leggendario bluesman di regalare una performance indimenticabile per tutti gli amanti della buona musica.

Aggiunto: March 21st 2008
Recensore: Neon
Voto:
Hits: 555
Lingua:

  

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