L'ultimo album dei CCCP Fedeli alla linea è un lavoro di "rottura" al punto che potrebbe essere considerato quasi il primo dei futuri C.S.I.
Le melodie veloci e sguaiate del punk dei primi tempi abdicano in favore di una vena malinconica dove si erge in tutta la sua forza evocativa la voce declamata del cantante/cantore Giovanni Lindo Ferretti.
Curiosa è la scelta di produzione dell'album, registrato in tempo reale "suonando tutt'insieme nello stesso tempo"; questa tecnica si rivelerà nei futuri C.S.I. una delle note distintive se non caratterizzanti. Intressanti sono anche le tecniche sonore utilizzate per la creazione del disco: gli strumenti sono stati ripresi quasi integralmente in presa diretta in una cascina della campagna reggiana sfruttando la "eco naturale" dello spazio; ad occuparsi delle registrazioni è Gianni Maroccolo, reduce dai Litfiba.
L'album rappresenta il canto del cigno dei CCCP, e si propone come concept album riassuntivo di un percorso artistico oramai consolidato. I quattro capitoli in cui si divide il concept sono per l'appunto l'epica, l'etica, l'etnica e il pathos, ovvero le quattro componenti essenziali della musica dei CCCP.
"Epica" si presneta subito col capolavoro, "Aghia Sophia", assemblaggio musicale dei più stranianti che parte con un'invocazione d'ispirazione ecclesiastica cupa e mesta, sviluppandosi poi sulle trame tessute da una fisarmonica approda in un canto riflessivo, spiazzante per la complessità, sorprendente per l'efficacia nonchè per lo spessore artistico che fonde lo stile napoletano al coro teutonico. "Paxo de Jerusalem" e "Sofia" completano il capitolo con continui rimandi alla mistica e al popolare.
"Etica" è il capitolo più vario, e comincia con la distorsione che accompagna "Narko'$", per continuare con la profondità della voce di Fatur che celebra la ballata per pianoforte "Baby Blue" con un inglese minimale, in verità episodio poco riuscito del disco. Ma Etica è anche il luogo dove s'incontrano la pace bucolica di "Campestre", e la riflessione per wah-wah e basso di "Depressione Caspica".
"Etnica" racchiude tutte le fonti d'ispirazione della band: il folklore italiano, il tango (la meravigliosa cover per tastiere e voce "Amandoti" che ha conosciuto il successo solo recentemente grazie ad una interpretazione di Gianna Nannini), la dissonanza, la musica orientale, le marcette militari.
"Pathos" chiude l'album con "MACISTE contro TUTTI" e con la struggente canzone di "Annarella", di una bellezza che lascia senza fiato.
L'ultimo capitolo dei CCCP, pur soffreno di una frammentarietà a volte eccessiva, si rivela geniale in alcuni episodi, innovativo, evocativo, sempre personale.