Un nome che fa pensare, un titolo che fa sorridere.
Mi capita questo disco in mano e la grafica, curata ma lo-fi, come tutto il progetto, mi riporta alle tipiche graphic novel (Pazienza e Gipi su tutti). In bianco e nero e tutta fatta a mano.
Piacevole da vedere, si sa, la grafica è il biglietto da visita e le premesse sono ottime. Una ricerca stilistica interessante, le parole usate con parsimonia, senza appesantire.
Scorrono veloci i 14 minuti, alternando atmosfere decadenti (il male necessario), amori in case abbandonate mentre fuori scoppia la rivoluzione, che mi ricordano la pellicola "the dreamers" di bertolucci (primo maggio), per poi correre verso gi echi di Rino Gaetano (teatrino) ed infine fermarsi sulle scale delle case comunali a guardare giocare bambini dal futuro incerto (case occupate).
Insomma un bellŽesordio. Acido e poetico quanto basta.
Sulla scia di Rino Gaetano e Le Luci della Centrale Elettrica, ma con un velo di speranza che di questi tempi non guasta.